Ahmed

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"I miei figli sono orgogliosi perché il loro papà sta aiutando altre persone in difficoltà."
Ahmed
Lavoro: 
Cultural Mediator
Paese Attuale: 
Italia
Paese d'Origine: 
Egitto

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"Posso dire di essere arrivato in Italia per amore. Ho conosciuto una ragazza italiana in Egitto, ci siamo innamorati e l’ho raggiunta in Sicilia. Ci siamo sposati e ora abbiamo tre figli. All’inizio è stata dura, sono sempre stato abituato a lavorare e il primo anno in Italia non riuscivo a trovare nulla. Una volta trovato un impiego come interprete è cambiato tutto. Piano piano mi sono integrato. E ho dovuto studiare per riprendere il diploma in Italia, visto che il titolo di studio ottenuto in Egitto non era riconosciuto dal sistema italiano. Mi sono diplomato due volte insomma. E’ stato un piccolo sacrificio del quale però sono fiero.

Nel 2007 sono stato assunto come mediatore culturale dall’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni e ho cominciato a lavorare presso i luoghi di sbarco dei migranti nel sud Italia, soprattutto a Lampedusa e in Sicilia. E’ un lavoro importante, che mi dà molto. Sono il primo punto di riferimento per uomini, donne e bambini completamente spaesati, che hanno rischiato la vita in mare e nel deserto o che hanno subito indicibili violenze lungo il loro viaggio. Il fatto che, appena sbarcati, incontrino qualcuno che parla la loro lingua e che si trova lì per ascoltarli rappresenta per loro un grande sostegno psicologico. Alcuni addirittura pensano, quasi ammirati, che anche io in passato sia arrivato via mare. E’ strano pensare come anche involontariamente il solo fatto di essere straniero possa dar loro una speranza nel futuro.

In realtà essere straniero non è sempre facile, anche se di fatto non posso dire di essere stato oggetto, se non raramente, di pregiudizi particolarmente pesanti. Ricordo ad esempio che una volta, in un centro immigrati, non mi volevano far uscire perché pensavano fossi un migrante e non un mediatore. Sono rimasto un’ora chiuso nel centro prima che mi facessero uscire. Fu imbarazzante ma anche divertente, in fondo. Certo, per fortuna non è successo più.

Devo dire che se penso a “casa” ormai penso all’Italia, anche se i miei figli, che sono del tutto italiani, in realtà si sentono anche un po’ egiziani. Infatti due di loro hanno nomi egiziani e uno ha un nome italiano. Spesso mi dicono che vogliono andare in Egitto per conoscere le loro origini: ne sono contento e lo faremo presto, ma fondamentalmente il mio rapporto con il mio paese di origine col tempo si è affievolito. La mia patria elettiva è ormai l’Italia, e in particolare la Sicilia.

La cosa che mi rende più felice è che – quando i telegiornali trasmettono immagini degli sbarchi – i miei figli mi chiamano per sapere se anche io sono là. E sono orgogliosi, perché il loro papà sta aiutando altre persone in difficoltà. Lo raccontano sempre anche a scuola! Ecco, sapere di fare un lavoro che da una parte mi permette di aiutare i migranti e dall’altra rende i miei figli orgogliosi mi rende felice e mi stimola a continuare quello che sto facendo."

 

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